Il suicidio
Il suicidio
• Il suicidio è il risultato di una complessa interazione di fattori psicologici,
biologici e sociali.
• Non emerge mai dal piacere, sebbene vi siano eccezioni del tutto
singolari, piuttosto è legato a dispiaceri, vergogna, umiliazione, paura,
terrore, sconfitte e ansia
• Questi elementi di sofferenza psichica conducono a uno «stato
perturbato», in cui il soggetto perde gli abituali punti di riferimento, si
sente angosciato, frustrato, senza aspettative e in-aiutabile
• Questa miscela diviene «esplosiva» quando l’individuo approda alla
convinzione che, per risolvere tale sofferenza, il suicidio sia la soluzione
migliore
Il suicidio
EPIDEMIOLOGIA
• Nel mondo circa un milione di persone
commette un suicidio ogni anno (1
decesso ogni 40 secondi) e si stima un
tentativo di suicidio ogni 3 secondi
• È un evento raro nei bambini fino ai 12
anni di età, diventa più comune dopo la
pubertà, aumenta progressivamente la
sua incidenza con l’adolescenza, ed è
molto più frequente dopo i 65 anni
• I paesi dell’Europa dell’est e del nord
hanno tassi relativamente alti di suicidio,
mentre più bassi sono quelli dell’Europa
del sud
Il suicidio
Il suicidio
FATTORI GENETICI ED EPIGENETICI
• I due geni maggiormente implicati sono quello che codifica per la triptofano
idrolasi, enzima necessario per la sintesi della serotonina, e quello che codifica
per il trasportatore della serotonina
• L’alterazione del metabolismo della serotonina sembra avere una particolare
rilevanza nella genesi del suicidio
• Sono stati rilevati bassi livelli del metabolita della serotonina (5-HIAA) nel
liquido cefalo-rachidiano dei pazienti suicidari
• Tra le altre condizioni metaboliche coinvolte nella determinazione di un
maggiore rischio suicidiario, sono state segnalate: aumento della PRL, aumento
della IL-2, diminuzione del colesterolo
• Traumi fisici e sessuali, carenze genitoriali e ridotto accudimento, possono
innescare processi di ipermetilazione a carico degli istoni della cromatina,
compromettendo la regolazione dell’espressione di alcuni geni. Un esempio è il
recettore per i glucocorticoidi, che nell’ippocampo dei soggetti suicidi presenta
una regolazione epigenetica
Il suicidio
FATTORI SESSUALI E MACROSOCIALI
• Le donne rappresentano poco più di un quinto delle vittime di suicidio
• La mortalità cresce all’aumentare dell’età per entrambi i sessi, ma per gli uomini
si evidenzia un aumento esponenziale a partire dai 65 anni (età del
pensionamento)
• Il pensionamento può coincidere con una riduzione dei ruoli sociali e un
restringimento dell’ampiezza e della densità delle reti di relazione
• Per gli uomini ha grande rilevanza il tradizionale concetto del maschio potente e
dominante, che ammette l’espressione di rabbia e aggressività, ma non di ansia,
preoccupazione, fallimento. Al contrario, per la donna i sentimenti sono
considerati elementi di dialogo e interscambio, mostrare debolezze non
determina ferite narcisistiche e vi è una maggiore ricerca di aiuto nella cerchia
dei conoscenti e dei medici
• Il rischio suicidario aumenta anche con: l’uso diffuso di alcolici, la disponibilità
di armi, la depressione economica, la scarsa regolamentazione della
distribuzione di farmaci e sostanze
Il suicidio
EVENTI PSICOSOCIALI
• Vissuti intensamente depressivi con «ideazione suicidaria» possono essere
innescati da: un lutto, soprattutto la perdita di un partner o una persona molto
vicina, la rottura di relazioni interpersonali, le separazioni e/o i divorzi, ma
anche lo sradicamento dal proprio contesto culturale per ragioni di lavoro
(emigrazione), il licenziamento, la divulgazione del proprio fallimento
economico, l’imminenza di un provvedimento disciplinare
PATOLOGIE MEDICHE E PSICHIATRICHE
• Le patologie più frequentemente associate a comportamenti suicidari e
parasuicidari sono l’epilessia, la sclerosi multipla, la corea di Huntington,
l’AIDS, l’ulcera peptica e il cancro
• I disturbi psichiatrici più frequentemente associati sono invece i disturbi maggiori
dell’umore (depressione maggiore e disturbo bipolare) e l’abuso di sostanze
• I primi 3 mesi dopo l’esordio di un episodio depressivo maggiore rappresentano
il periodo di maggior rischio per un tentativo suicidario
Il suicidio
IL TENTATIVO DI SUICIDIO
• Sotto l’etichetta di «tentativo di suicidio» si annovera una gran varietà di
comportamenti che nella maggior parte dei casi si discostano dal reale significato
del termine
• Il fatto che chi tenta il suicidio venga salvato o utilizzi metodi poco letali porta
spesso ad identificare questi gesti come «manipolativi». Troppo spesso però la
necessità di richiamare l’attenzione con un atto suicidario conduce a classificare
quel soggetto come uno che non dovrà essere preso sul serio per successive
valutazioni del rischio (cadendo in errore)
• Secondo una più recente nomenclatura, un tentativo di suicidio è definito come
un comportamento potenzialmente lesivo con esito non letale per il quale c’è,
sia implicitamente che esplicitamente, l’intenzione di morire (Silverman et al.,
2007)
• Dunque al di là della letalità del gesto e dall’esito finale, se c’è qualche
intenzione di morire, si determina un tentativo di suicidio, di tipo I (nessuna
lesione), oppure di tipo II (con lesioni)
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LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI SUICIDIO
• La prevenzione del suicidio da parte dello psichiatra inizia con una corretta
valutazione del rischio di suicidio
• Il colloquio clinico psichiatrico è l’elemento essenziale nel processo di
valutazione del rischio
• Raccogliere l’anamnesi medica, l’anamnesi psichiatrica e condurre un esame
dello stato mentale del paziente (con domande dirette riguardo l’ideazione,
tentativi e propositi suicidari). Identificare i fattori di rischio e i fattori di
protezione, valutare le condizioni psicosociali, l’hopelessness, i cambiamenti
delle abitudini del sonno, dell’appetito e del rendimento lavorativo, la presenza
di quote d’ansia o attacchi di panico
• E’ utile chiedere e chiedersi che significato ha la vita per questa persona, se c’è
qualcosa che può interessarle, che cosa accadrà nelle prossime 24h e nel
prossimo mese, se ha progetti per il futuro e se ha risorse che possono sostenerla
• Utilizzare la testistica di supporto (Beck Hopelessness Scale, Barratt
Impulsiveness Scale, la Beck Scale for Suicide ideation e la Columbia Suicide
Severity Rating Scale (C-SSRS)
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PREVENZIONE FARMACOLOGICA
• Attualmente due soli farmaci, il litio e la clozapina, hanno mostrato effetti certi
sulla riduzione del rischio di suicidio
• Il litio è la sostanza più efficace nella riduzione del rischio di suicidio nei
pazienti affetti da disturbo bipolare o da altro disturbo dell’umore
• Secondo uno studio di metanalisi il tasso complessivo di atti suicidari è quasi 5
volte inferiore durante terapia con litio (Baldessarini et al., 2006. Decreased risk of
suicides and attempts during long-term lithium treatment: a meta-analytic review)
• La clozapina è in grado di ridurre la suicidalità dei pazienti affetti da
schizofrenia
• Una metanalisi sul rischio suicidario ha rilevato un rischio tre volte inferiore di
suicidio tra i soggetti che assumono clozapina rispetto a coloro che assumevano
altri antipsicotici (Hennen, Baldessarini, 2005)
• Gli antidepressivi sembrano non condurre a prove univoche e solide circa la loro
azione antisuicidaria